Le opere di Vandelli descrivono un artista eclettico legato alla rappresentazione dei paesaggi dell’animo.

Le sue silhouette campeggiano su fondi astratti informali, diventando elementi tramite cui l’interiorità viene trasmessa anche in assenza delle espressioni fisiognomiche, bensì attraverso l’estrinsecazione dello stato d’animo interiore che investe tutta la composizione al di fuori delle sagome:

in maniera rivoluzionaria l’autore esprime l’io interiore al di fuori dell’io, svuotando le figure dalla loro fisicità e riempiendo gli spazi di pura emotività, che investe il fruitore con la sua potenza cromatica.

Les œvres de Vandelli déscrivent un artiste éclectique lié à la raprésentation des paysages de l’âme. Ses silhouettes ressorten sur les fonds abstraits informels, deventant des éléments par lesquels l’intériorité est tranmis aussi en absense des expressions physiognomoniques, mais à travers l’estériorisation de l’état d’âme intérieur que placent la composition en dehors des silhouettes: en maniére révolutionnaire l’auteur exprime le moi intérieur vidant les silhouettes de leur matérialité et remplissant les espaces de pure émotivité impliquant l’obsevateur avec sa puissance chromatique.

– Leonarda Zappulla –


Ognuno dei lavori di Marcello Vandelli è un microcosmo, frutto della razionalità e della cultura di un artista che nulla lascia al caso.

I suoi lavori, eseguiti con mirabile talento, sono limpidi nel loro messaggio poetico e stupiscono l’osservatore sin dal primo sguardo, non solo per l’esecuzione magistrale ma anche per la tecnica del tutto personale di un figurativo moderno, appena accennato, su un supporto informale.

Le figure, come sagome votate all’inespressività, sprigionano una forza vitale inconfondibile e di forte risonanza emotiva.

– Marco Rebuzzi,

Conservatore del Museo Diocesano “Francesco Gonzaga” di Mantova –

Nessuno si salva da solo 2018, tecnica mista, cm 100×70


Singolare. Non diversamente, credo, potrebbe essere definita in modo più sintetico e puntuale la pittura dell’emiliano Marcello Vandelli. Singolare perché corrispondenza di una precisa individualità, non solo artistica, ma anche di pensiero, con una visione delle cose ben precisa, che se anche non fosse ritenuta originalissima, è inquadrata e codificata in un modo difficilmente assimilabile ad altri.

Singolare anche per via dell’eterogeneità delle soluzioni formali attraverso cui quella individualità di pensiero comunica, la maggioranza delle quali trova pochi riscontri al di fuori del proprio contesto.

La premessa a qualunque discorso su Vandelli va rinvenuta in un’affermazione dello stesso: l’arte è l’espressione massima della coscienza. Più di qualsiasi discorso verbale, quindi, più di qualunque scritto compiuto.

Possibile? Sì, se intendiamo la coscienza come qualcosa di verbalmente indefinibile, o quantomeno di sfuggente alle possibilità descrittive ed esplicative del linguaggio verbale.

Se la coscienza non è, né mai potrebbe essere prosaica, come sospetto che Vandelli creda, allora solo l’arte, per via dell’intrinseca liricità della sua natura, potrebbe coglierne il senso, seppure traducendolo in termini necessariamente indiretti, allusivi piuttosto che esplicitamente dichiarati.

Nell’essere, dunque, campo di riflessione filosofica sul senso della vita, l’arte di Vandelli comunica secondo un registro che è lecito definire simbolista, accompagnando ciascuna creazione con apposite legende interpretative.

La singolarità sta nel fatto che la simbologia di cui Vandelli si serve è in gran parte inedita, distorcendo molte delle relazioni semantiche fra concetto e immagine a cui siamo abituati.

Vandelli, per esempio, è cristiano, ma in un modo anomalo, quasi ereticale, direbbero i più integralisti, al punto da permettersi, come un nuovo campione della patristica, di attribuire al Salvatore una metafora altrove ignota, l’ancora, oppure di capovolgere la simbologia più tradizionale (il pavone, che da emblema del lutto diventa di buon auspicio).

Il tutto ricorrendo a una pittura modernissima, estremamente mobile e duttile, il più delle volte in modo poco prevedibile, solo in qualche caso assomigliando al Licini più angelico o allo Schifano più liquido.

Vittorio Sgarbi

logo Wikipedia

https://it.wikipedia.org/wiki/Marcello_Vandelli


IL CODICE CROMATICO DI VANDELLI

– Paolo Levi –

 

Quelle silhouette pop

del Pittore Marcello Vandelli

Marcello Vandelli è l’artista scelto dalla nostra redazione come Menzione Speciale Il Giornale OFF del 1o Premio Internazionale Arte Palermo presso il Teatro Biondo nell’ambito delle manifestazioni di Palermo Capitale della Cultura 2018.

L’artista, nato a Modena a San Felice sul Panaro nel 1958, esemplifica perfettamente il binomio arte/vita degli scrittori e degli artisti dell’età romantica dell’800, ma attualizzato al 21secolo: poco “maledettismo” e molta esperienza concreta. Marcello Vandelli è un artista ri-nato: una vita di avventure e di imprevisti  in giro per il mondo e il ritorno nella sua terra d’origine gli permettono di ri-conoscere, nemmeno vent’anni fa, il potenziale creativo della pittura.

Inizia come un Jackson Pollock magari anche più matto dell’illustre predecessore, in un fienile, a contatto con la memoria della sua terra e con lo sguardo ai Maestri del passato.  Privilegia il grande formato e questo è bene, in un momento in cui si pensa che dare priorità alle piccole dimensioni sia anche una strategia per contrastare la fallacia del mercato. E poi perché i francobolli li lasciamo volentieri ai miniaturisti

Ma nell’opera di Vandelli non c’è solo arte e vita, ci siamo anche noi in un certo senso: chiunque di noi, guardando un suo quadro, trova una storia di sé.

In nessun lavoro di Vandelli il soggetto ha un volto: le identità sono totalmente indeterminate, vediamo delle silhouette, dei contorni di figure umane colte nel compimento di azioni comuni e pose usuali ma, con altrettanta frequenza, anche in contesti di sogno.

Esempi: NOME DESTINO. COGNOME IO SONO, un’opera enigmatica come una Sfinge già nel titolo, sembra una favola, con quegli strani esseri umani/volanti sopra il globo come creature post Chagall fatte di cartone e con degli strani cappelli da fattucchieri che contemplano il globo terracqueo mente intorno fioccano delle lampadine con accese di rosso arancio con all’interno delle creaturine umane che sembrano feti, mentre tutt’intorno incombe il blu profondo dello spazio.

Altre esempio: ONIRICON, altra opera di dimensioni generose, un trittico su cui sfila davanti a noi la silhouette per eccellenza, quella che raffigura l’evoluzione dell’uomo a partire dalla scimmia, passo evolutivo dopo passo evolutivo, affiancata nel pannello centrale dalla coppia della vita madre/figlio, alla quale succede, nel terzo pannello, la rappresentazione dell’organizzazione produttiva per eccellenza della vita(ccia) oderno: niente scimmie, niente uomo cacciatore, niente mamma col bambino, bensì l’uomo in giaca e cravatta – colletto bianco con la ventiquattrore –ma di fianco c’è qualcuno scanzonato con un aquilone.

I tre pannelli sono sormontati dall’universo dell’immaginario, che solo Marcello Vandelli conosce: strani esseri, fra cui un curiosissimo volatile/elefante appollaiato su una specie di àncora, mentre sopra, in ogni pannello del trittico, torna il rosso, che insieme al nero delle silhouette dev’essere fra i colori prediletti dall’artista.

Ma non c’è solo questo: NESSUNO SI SALVA DA SOLO, il quadro  cui OFF ha accordato la propria preferenza fra la produzione di Vandelli, è invece una “soteriologia” laicauna dottrina della salvezza in chiave pop, dove il Cristo è stupendamente uno e trino nei colori primari della pittura rosso giallo e blu.

 


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