DALLA RUBRICA “ARTE IN QUARANTENA”

IDEATA DA TGCOM24

https://www.tgcom24.mediaset.it/2020/video/l-arte-di-laura-bruno-marcello-vandelli-e-benedetta-trudesti_18382988.shtml

rassegna stampa

Sull’innovativa piattaforma del Tgcom24 siede il carismatico artista Marcello Vandelli di Spoleto Arte. Il format è quello di Arte in quarantena, lanciato dal direttore Liguori per sopperire all’impossibilità momentanea di visitare mostre e musei fisicamente. A entrare oggi nelle case degli italiani è la volta dell’accattivante espressività creativa di questo pittore.

Nato a San Felice sul Panaro (Mo) nel 1958, l’autore si lascia positivamente influenzare dalla Pop Art italiana. La sua pittura risulta “modernissima, estremamente mobile e duttile, poco prevedibile” per il noto critico Vittorio Sgarbi. Assomiglia “a volte al Licini più angelico o allo Schifano più liquido”. Lo stile cattura immediatamente il nostro interesse per la forte scelta cromatica. I colori rivelano infatti il carattere audace del Vandelli, sempre attento ad assorbire quanto avviene attorno a lui e a connotarlo in decise tonalità. È proprio questa particolare interiorizzazione delle esperienze ad affascinare. Il Vandelli è autobiografico, raffigura ciò che vede e lo colpisce. Ma lo riveste di una simbologia onirica facilmente deducibile, quasi attingesse a una matrice di sogni universale. In questo modo il suo linguaggio sfiora le vette dell’informale, proteggendo l’identità dei suoi soggetti.

Il fatto che i personaggi siano anonimi, non abbiano un volto, sembrerebbe rifarsi al detto “si dice il peccato, ma non il peccatore”. In realtà Vandelli ha ben assimilato il concetto che le azioni e i fatti finiscono per reiterarsi nel tempo. Ne interrompe tuttavia la ciclicità fermando spesso su tavole di grandi dimensioni un istante decisivo, l’epifania della realtà, l’atto di “denuncia” nei confronti dell’umanità. Sgarbi spiega il motivo di questa scelta: tra l’artista e l’opera c’è un vero corpo a corpo, per questo servono grandi dimensioni. È una lotta per cui il pittore vuole investire l’osservatore con la propria creatività. Andando oltre l’ideale dunque, perché nei lavori di Vandelli c’è pittura. E c’è anche un’assenza.

Vittorio Sgarbi la interpreta così: «Io, che ho per la pittura di ritratto una particolare predilezione perché è lì che senti, nel volto, l’anima dell’artista, mi chiedo che cosa abbia tenuto Vandelli così lontano dal volersi specchiare in un volto o specchiare il suo volto in quello di una persona ritratta.

È un’umanità senza volto, è un’umanità dove sono tutti uguali, fatta di persone distinte, ma che lui riserva solo per la sua dimensione interiore, le tiene per sé, non le mostra agli altri.

È questa la cosa che mi ha colpito di più, diciamo l’idea di vedere spazi, di vedere sagome, di vedere forme umane… C’è un rapporto tra la figura e lo spazio, ma quella figura potrebbe essere chiunque di noi. L’uomo nella sua identità democratica, cioè quella per cui non c’è un popolo di gente che non è nessuno e invece alcuni che sono tutto».

Spoleto Arte: l’angelico maledetto di Marcello Vandelli al Tgcom24

Spoleto Arte: l’angelico maledetto di Marcello Vandelli al Tgcom24

https://www.intopic.it/articolo/308102/

https://www.informazione.it/c/EAB37354-6718-49AE-9087-E1FB4A1B3219/Spoleto-Arte-l-angelico-maledetto-di-Marcello-Vandelli-al-Tgcom24

https://www.nellanotizia.net/scheda_it_90829_Il-pittore-Marcello-Vandelli-di-Spoleto-Arte-al-Tgcom24-con-%E2%80%9CSegrete-premeditazioni%E2%80%9D_1.html

l’artista si racconta…

Marcello Vandelli, artista di origini modenesi, sa come farsi riconoscere. La sua arte questa settimana è entrata negli schermi degli italiani grazie a un servizio del Tgcom24. Il pittore di Spoleto Arte, con il suo stile inconfondibile, ha ammaliato il pubblico del format Arte in quarantena ed è pronto a conquistare anche noi con la sua filosofia artistica.

Di recente il Tgcom24 ha rilasciato un servizio su di lei. Come si sente? Sono grato di questa possibilità. Da anni investo tempo e spirito in questo mio percorso artistico. La pittura è totalizzante, riempie ogni istante della mia vita, è un sacrificio enorme, ma la considero un privilegio. Curo nei dettagli ciò che può aumentare la visibilità dei miei lavori e il servizio all’interno della rubrica Arte in quarantena è assolutamente un ottimo risultato. In modo particolare, nell’attuale contesto che tutti stiamo vivendo, ritengo che l’arte possa diventare una medicina per l’anima.Cosa significa fare arte oggi? L’arte è principalmente una segreta premeditazione, nasce da un accumulo silenzioso di idee e da una costante attività di critica selezione. Il risultato che ne consegue si basa sulla pura sperimentazione, volta a ricercare un equilibrio tra forma e colore in grado di saper esprimere il senso di ciò che voglio comunicare.

Nelle sue opere trovano spazio l’autobiografico e l’anonimità. Da cosa nasce questa fusione così particolare? Le mie intuizioni artistiche sono l’espressione di uno spirito tormentato che vuole esplodere in un grido liberatorio. Sono ossessionato dalle problematiche della vita e della morte, i pensieri si trasformano in colori e forme, rappresentando la condizione esistenziale dell’uomo moderno, afflitto dalla solitudine, dall’incomunicabilità, dall’angoscia. In fondo, rappresento me stesso, quel bambino cresciuto in un mondo che non mi apparteneva, che mi faceva sentire estraneo. E al contempo rappresento il vissuto di ogni individuo, dipingendo una realtà fatta di sagome che si librano in una realtà onirica che ha oltrepassato il materiale, ma ha lasciato inalterata l’esigenza del silenzio e della solitudine.

Quanto c’è della sua terra nei suoi lavori? La mia vita, fin dalla giovinezza, è stata intrisa di esperienze, avventure ed imprevisti che hanno permesso alla mia indole artistica di uscire allo scoperto e crescere. Dopo aver viaggiato per il mondo, sono ritornato alle mie origini, a cui sono indissolubilmente legato, con una maturata consapevolezza. Nella primavera del 2012 è accaduto, però, un qualcosa che avrebbe cambiato per sempre la mia vita, così come quella di molti altri. Il dolore nel vedere la mia terra lacerata dal terremoto… Questo evento brutale e inatteso, assolutamente incontrollabile, ha reso fragili le vite di molti, distrutto in pochi secondi gli equilibri della vita, lacerando ogni stabilità fisica ma soprattutto emotiva. In questa situazione di enorme incertezza si sono risvegliati i sentimenti, la necessità di ricercare, seppur con difficoltà, una nuova pace attraverso la condivisione con gli altri. Racchiuso nel mio piccolo mondo, per la prima volta, ho avvertito l’esigenza di palesare ciò che fino a quel momento avevo celato con tanto riguardo.

Spesso le è stato fatto notare che il suo stile si ispira alla Pop Art italiana. Che cosa l’ha spinta a seguire questa corrente? È impossibile non essere influenzati dal passato, nel mio caso, artistico. Esiste certamente una correlazione, e in alcuni casi mi sento collegato come da un filo invisibile. In genere, mi affascinano e colpiscono tutti quegli artisti che, attraverso cose apparentemente banali, riescono a esprimere emozioni profonde. Mi riferisco in primis agli artisti che hanno segnato un’epoca nella Roma degli anni Sessanta. In loro riconosco un’analogia con il mio vissuto, un’affinità elettiva. Una generazione, la loro, ambientata nel provvisorio benessere o nella provvisoria miseria del miracolo economico. La loro esigenza di dipingere, di stabilire dei rapporti e delle proporzioni, non è alienabile dalla condizione di vuoto in cui si sentono immersi e, proprio in questo vuoto, si sforzano di operare tracciando nuovi punti di riferimento. Ti porto l’esempio di Tano Festa con i suoi Coriandoli, di Mario Schifano con i suoi Campi di pane, di Cesare Tacchi e Giosetta Fioroni, la cui semplice eleganza riesce sempre a emozionarmi delicatamente, e il tormento interiore di Emilio Vedova che scolpisce le tonalità come a rappresentare i giorni drammaticamente vissuti nel periodo della guerra. Allo stesso modo, utilizzo l’arte come forma di comunicazione e al contempo di “purificazione”. Attraverso essa fisso il mio passato, mi faccio domande e mi do delle risposte. L’arte diventa il tramite verso la liberazione e la ritrovata consapevolezza.

Come ha conosciuto Spoleto Arte?

“Il destino mescola le carte e noi giochiamo”, diceva Schopenhauer. Capita a volte di essere nel posto giusto al momento giusto. E così è stato.C’è un’opera a cui è particolarmente legato? In realtà, direi di no. Ogni mia opera trova origine nei più profondi meandri del mio Io, è parte inscindibile del mio essere. La mia mente è in continua evoluzione. Non si placa, nemmeno quando dormo. Ogni mia opera è una rappresentazione onirica, un racconto introspettivo, indissolubilmente legato al precedente e a quello che ancora non ha trovato forma, condizionato dal momento, ma soprattutto dai ricordi, che troppo spesso riaffiorano, riconducendo i pensieri verso amore, dolore, passione e solitudine.

 

Marcello Vandelli a Spoleto Arte: “L’arte è principalmente una segreta premeditazione”

Marcello Vandelli a Spoleto Arte: “L’arte è principalmente una segreta premeditazione”

Spoleto Arte: l’artista Marcello Vandelli si racconta in un’intervista

https://www.nellanotizia.net/scheda_it_90982_Spoleto-Arte–l%E2%80%99artista-Marcello-Vandelli-si-racconta-in-un%E2%80%99intervista_1.html

https://www.informazione.it/c/2AE61B26-49D2-44D1-9B90-3E24CB445773/Spoleto-Arte-l-artista-Marcello-Vandelli-si-racconta-in-un-intervista

https://www.intopic.it/articolo/308309/



Marcello Vandelli: Schifano, la scuola pop romana e molti sogni

Sartre diceva che essenza ed esistenza coincidono: in soldoni, tu sei ciò che fai. Nietzsche da par suo ci insegnava a “diventare quel che si è”, ma… l’essenza è la stessa.

Lo sa bene l’artista Marcello Vandelli, che a Roma a Palazzo Velli dal 27 febbraio ci presenta L’Apparenza e l’Essenza, personale a cura di ArtNow media con testo critico di Angelo Crespi e forte di ben 40 opere di grande formato che rappresentano un po’ una retrospettiva – rigorosamente in vita! Una vita vissuta, quella di Vandelli, intimamente connessa al rapporto arte/vita degli scrittori e degli artisti dell’età romantica, ma attualizzato al nostro secolo.

C’è molto Schifano e c’è la Scuola Pop romana, in questo percorso espositivo dove incappiamo in una lunga teoria ricorsiva di silhouette ora colme di nero impenetrabile come un’ombra, ora affogate in un bianco fantasmatico, talaltra pregne di colore uniforme, quasi sussistenti su sfondi fluttuanti à la Chagall.

Vandelli artista visionario? Certamente, ma più che al fauvismo padano di un Ligabue (Vandelli è nato a Modena), pensiamo al figurativismo fantastico di quell’Osvaldo Licini con le sue “Amalassunte”, figurazioni dai densi richiami onirici e misteriosi. E allora, “che un vento di follia totale [lo] sollevi”, il nostro Marcello Vandelli

 

Quelle silhouette pop di Marcello Vandelli

Di Emanuele Beluffi

 

Marcello Vandelli è l’artista scelto dalla nostra redazione come Menzione Speciale Il Giornale OFF del 1o Premio Internazionale Arte Palermo presso il Teatro Biondo nell’ambito delle manifestazioni di Palermo Capitale della Cultura 2018.

L’artista, nato a Modena a San Felice sul Panaro nel 1958, esemplifica perfettamente il binomio arte/vita degli scrittori e degli artisti dell’età romantica dell’800, ma attualizzato al 21secolo: poco “maledettismo” e molta esperienza concreta. Marcello Vandelli è un artista ri-nato: una vita di avventure e di imprevisti  in giro per il mondo e il ritorno nella sua terra d’origine gli permettono di ri-conoscere, nemmeno vent’anni fa, il potenziale creativo della pittura.

Inizia come un Jackson Pollock magari anche più matto dell’illustre predecessore, in un fienile, a contatto con la memoria della sua terra e con lo sguardo ai Maestri del passato.  Privilegia il grande formato e questo è bene, in un momento in cui si pensa che dare priorità alle piccole dimensioni sia anche una strategia per contrastare la fallacia del mercato. E poi perché i francobolli li lasciamo volentieri ai miniaturisti.

Mille splendidi da soli, dim. 125×83, tecnica mista


La solitudine, dim. 90×50, tecnica mista

poesia di natascia de sanctis

“Ti cerco, ti ho sempre cercato. Ho invocato il nome tuo e per troppo tempo non ho udito ritorno al mio pianto disperato.

Mi dicono sia un bambino capriccioso, che muova la volontà tua senza che tu ne sia consapevole.

Eppure ti ho sempre cercato.

Ma tu non avevi occhi per vedermi ed orecchie per udirmi.

Nel tuo mondo, a metà viene scisso il mio corpo, atroce ferita, dolorosa e silenziosa.

Grido senza suono in attesa di essere abbracciato e conosciuto, riconosciuto al tuo occhio.

La mente ed il cuore, aimè, disconnessi, trainano la propria acqua ognuno per sé, un’acqua amara priva di sacra unione.

Non sono un bambino capriccioso, voglio soltanto tu torni ad amarti.

Ora dimmi: se questo vuol esser un capriccio o se la felicità, a cui l’essere umano ambisce, non possa trascendere queste mie lacrime nelle tue rendendole accecanti?

Oh, se solo tu ricordassi… Ti ricordassi di me, di te.”

“I look for you, I’ve always looked for you. I invoked your name and for too long I did not hear my desperate cry.

They tell me it is a capricious child, who moves your will without you being aware of it.

And yet I have always looked for you.

But you had no eyes to see me and ears to hear me.

In your world, half my body is broken, atrocious wound, painful and silent.

I cry without sound waiting to be hugged and known, recognized to your eye.

The mind and the heart, alas, disconnected, pull their own water for themselves, a bitter water devoid of sacred union.

I’m not a capricious child, I just want you to come back to love you.

Now tell me: if this wants to be a whim or if the happiness, to which the human being aspires, can not transcend these my tears into yours making them blinding?

Oh, if only you remembered …. You remember me, you. “

– Natascia De Sanctis –

“L’INCONSCIO DISEGNATO:
I FOGLI AD OCCHI CHIUSI DI NATASCIA DE SANCTIS”

DISEGNO AD OCCHI CHIUSI

TECNICA: MATITE COLORATE SU FOGLIO NERO, 15X15 SENZA TITOLO (18.05.2018)

Lei, Natascia De Sanctis, è molto…”mistica”, i suoi disegni a matite colorate e rapidograph rimandano sempre a un universo, come dire?, extrafenomenico e una parte ben precisa del suo operare è totalmente calata in quello che, nella mamma della psicanalisi (cioè la Scuola della Salpetriere di Charcot, che ispirò a Freud il metodo dell’ipnosi poi abbandonato)  abbiamo visto essere il dettato sonnambulico e che nello specifico delle serie di disegni di Natascia De Sanctis prende la forma dell’automatismo psichico (rieccoli!, i surrealisti) occasionata dalla “cecità” autoindotta (leggi: disegna con gli occhi chiusi). Nel suo disegnare ad occhi chiusi è come connessa con il suo Daimon, il maestro interiore, l’oscuro inconscio.

La De Sanctis disegnando ad occhi chiusi  produce linee e forme simboliche ex post interpretabili come traduzione in linguaggio visuale del linguaggio dell’inconscio, non l’abisso di una psiche individuata e singola bensì l’inconscio collettivo.

L’inconscio disegnato: i “fogli ad occhi chiusi” di Natascia De Sanctis

http://ilgiornaleoff.ilgiornale.it/2018/07/24/linconscio-disegnato-i-fogli-ad-occhi-chiusi-di-natascia-de-sanctis/


Lasciatevi intrigare e coinvolgere dall’Arte poetica e simbolica di Marcello Vandelli.

Per me l’arte è emotività e i dipinti di Marcello Vandelli ne sono pervasi.

Marcello Vandelli è un pittore contemporaneo, nato nel 1958 a San Felice sul Panaro (MO).

La sua Arte è molto forte, certo non romantica, forse non immediata ma poetica sì, come poetici sono i titoli delle opere, molto importanti in quanto rappresentano una chiave di lettura, un indizio che l’artista ci concede per poter entrare in sintonia con i dipinti, senza tuttavia rivelarci il suo mondo più intimo.

Dall’osservazione dei dipinti, infatti, non ci è dato capire fino in fondo quali sensazioni hanno spinto ed ha provato l’autore nel realizzarli, quale messaggio ha voluto trasmettere. Ciò che le opere susciteranno in noi sarà fatalmente diverso, saranno emozioni elaborate in modo del tutto personale e soggettivo, ma questo è naturale e l’importante è che “un certo qualcosa passi” e provochi un moto interiore.

Lasciatevi intrigare e coinvolgere dall’Arte poetica e simbolica di Marcello Vandelli

 


Marcello Vandelli is a notable Artist ruling from Modena, Italy. Modena has eminently birthed many greats; Mary of Modena, Luciano Pavarotti, Mirella Freni and none other than fulfiller of midlife male fantasy himself, Mr Enzo Ferrari. We can appreciate that Modena has many great things to offer and we are intrigued to further investigate the greatness of the Vandelli brand. Within the confinement of the European elitist artistic establishment, Marcello’s work has been captured as a form of “deconstructed deconstruction.” To break down the “code” or unravel what “it” is about a Vandelli painting, is to dive deeply and swim or sink through life. His work is occupied with the uncontrollable past, the unquiet present, and the unforeseeable future. The circle of life, life’s revolving door.  Each of us lives in a piece of Vandelli’s art. Marcello’s ability to intuit people is a blessing, it is the mark which distinguishes all artists. Demons and Angels, Anchors and Oceans, Heaven and Earth, Women and Men, Crucifixion and Freedom, Children and Innocence, Business and Pleasure – his dominant themes are as old as time immemorial but they carry a representation of truth. A Vandelli painting has its own signature scent and this is what makes it a work of art.

 

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http://www.pizazznews.com/marcello-vandelli/

 

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