Marcello Vandelli

Artista

IL MALEDETTO ANGELICO (ROMA 2019)

MARCELLO VANDELLI

“il maledetto angelico”

mostra personale E PRESENTAZIONE LIBRO

IN COLLABORAZIONE CON nEW FORMAT ART

Roma, Palazzo Velli – 31 OTTOBRE 2019

“IL MALEDETTO ANGELICO

Vita d’Artista”

con testi di Angelo Crespi, Paolo Levi e Vittorio Sgarbi

distribuzione: LaFeltrinelli.it

ISBN 978-88-943970-2-4 (italian version)

ISBN 978-88-943970-4-8 (english version)

 

PREFAZIONE

Ho conosciuto Marcello qualche anno fa e, quasi per caso, ho scoperto questo suo mondo, tanto gelosamente custodito. La sua arte è entrata nella mia vita come un turbinio di colore e sensazioni.

Questo libro nasce da un’idea embrionale che si è successivamente sviluppata in una specie di viaggio onirico, tra passato, presente e futuro.

Con la semplicità di chi è alla sua prima esperienza editoriale, ho cercato di raccontare un uomo che, attraverso il suo vissuto, ha sentito la necessità di diventare artista, esprimendo con forme e colore le sue emozioni, le sue angosce, i suoi tormenti.

Nei numerosi viaggi in treno fatti assieme, è capitato che Marcello, con lo sguardo volto oltre il finestrino, verso l’orizzonte, mi raccontasse degli episodi della sua vita. Frammenti di storia, buttati qua e là, all’interno di discorsi più ampi, raccolti in un piccolo taccuino.

Un libro, questo, che vuole rappresentare in primis l’uomo e conseguentemente l’artista. In fondo si tratta della stessa persona, l’uno indissolubilmente legato all’altro. La vita influenza l’arte e l’arte influenza la vita. Marcello è una persona straordinaria, uno spirito libero, con una sensibilità, spesso troppo nascosta, che offre in dono solo a chi sa leggere tra le righe.

Eleonora Tabarelli

L’affabulazione pittorica di Marcello Vandelli reca in ogni contesto visivo un messaggio di sottesa spiritualità. Vale a dire che l’autore di questi dipinti percepisce la sofferenza dell’uomo, e la sua assoluta precarietà nella solitudine terrestre. Con la modulazione amara dei suoi lavori – eseguiti mirabilmente a punta di segno e di pennello – sembra aderire all’intuizione filosofica di Spinoza, ossia che l’essere umano è particella divina del Creato.

A chi pone a Vandelli il quesito su cosa rappresenti per lui il colore, risponde: Lamento. Nei tempi oscuri in cui viviamo imprestati, solo sulla presenza e la sofferenza umana vale la pena di interrogarsi. Nell’attuale contesto dell’arte contemporanea, Marcello Vandelli rappresenta un caso rivelatore, non dissimile dal personaggio biblico Giobbe.

Soffrire è ingiusto, e si trovano difficilmente risposte al nostro interrogarsi. Il visionario Vandelli, per parte sua, risponde in chiave pittorica di ambito Surrealista. È un agnostico spirituale, che in alcuni approdi figurali tende a varcare la soglia del nichilismo.

Sembra di seguire in certi contesti il messaggio di Paul Celan quando in alcuni versi si interroga: Se il Nulla / esiste proprio / perché per Lui morire? Forse Vandelli, in ogni occasione di ispirazione, esorcizza il Nulla investendolo di forme e di colori.

Solo nel territorio pittorico atonale dove prevale il colore Blu, ci sarebbe da soffermarsi a lungo. È un timbro cromatico puro, rivelatore della essenza interiore del suo estensore. Talentuoso nel renderlo squillante, vibrante come se la mano non fosse sua, ma appartenesse a quella timbrica e vibrante di Yves Klein. Solo in apparenza è colore sin troppo usato. In verità testimonia l’infinitezza del cielo sereno, che diviene per un istante blu prima del tramonto e dopo il sorgere augurale dell’alba. Il Blu di Vandelli è l’assommarsi magico di atmosfere astratte chiuse entro gli anfratti della sua intuizione, ma pronto a uscire allo scoperto e contendere col Vuoto.

Per lui dipingere è una sorta di paracadute. A una percezione attenta le sue creature sono, in verità, angeli volanti, microcosmi di un magma pittorico sussurrato in chiave di inedita scrittura figurale, liricamente astratta. Ne indaghiamo il territorio di tratti cromatici, lamenti creativi, allusioni disincantate, rivelate ed evidenziate in didascalia come presenze arcane di suggestivo e pregevole valore narrativo. Si tratta della coniugazione dinamica di situazioni simboliche di assenza–presenza, di avvertimenti visionari, di un’umanità orfana, in alcuni contesti espressivi rivelata da Vandelli in chiave ludica di sberleffo, come redenzione dall’Assurdo.

Ponendo l’una accanto all’altra tutte le opere di Marcello Vandelli, viene in luce lo struggente percorso di un pittore essenziale che apre lo scrigno amaro dei suoi segreti. Rivela il suo essere severo affabulatore e nel contempo estroverso e surreale giocoliere. Un eretico che sogna ad occhi aperti, rivelando con garbo i propri incubi.

È come tutti noi un autodidatta della vita, ma con la capacità di esprimere visivamente i suoi stati emotivi, come stazioni che scandiscono il suo respiro di viandante privato del lusso di approdi sicuri. È artista allarmato e disarmato dalla cosmica impostura della vita. Poteva nascere in qualsiasi epoca della nostra storia, poiché è cronista disincantato di Amore, Vita, Morte, Guerra, e anche di Festa con coriandoli.

Marcello Vandelli è un Maledetto Angelico, dallo sguardo di sornione malinconico. Compone formule visive con frammenti Dada di scacchiere incongrue, dove ogni costrutto mette in evidenza la sua maledetta innocenza, avvertibile nello spericolato territorio che separa il sarcasmo dal nichilismo. Esprime in ogni contesto visionario essenzialità sapiente nel bilanciare la sua spavalderia con l’alchimia segreta, non facile da cogliere nell’immediato, delle sue emozioni, delle sue passioni, delle sue paure, delle sue repulsioni, delle sue memorie, dei suoi amori, e forse persino delle sue speranze.

Paolo Levi

 

In each and every visual context, the pictorial narration of Marcello Vandelli entails a message of underlying spirituality. In other words, the author of these paintings perceives human suffering and its absolutely precarious nature in the solitude of this world. With the bitter modulation of his artworks, wonderfully executed with signs and brush strokes, he seems to resemble Spinoza’s philosophical intuition of human being as the divine particle of Creation.

When asked what does colour represent, Vandelli’s answer is: Lament. Being temporary individuals living dark times, only human presence and suffering is worth questioning. In the current context of contemporary art, Marcello Vandelli is a revealing symbol, not dissimilar to the biblical Job.

Suffering is unfair, and answers to our questions are difficult to find. Vandelli, the visionary, gives his answer with Surrealistic painting. He is a spiritual agnostic, which in some figural approaches tends to cross the threshold of nihilism.

In certain contexts, he seems to be following Paul Celan’s message when, in some verses, he wonders: If the Void / really exists / why dying for it? It might be that Vandelli, on every occasion of inspiration, drives out the Void by giving it shapes and colours.

One could linger about the atonal paintings in which colour Blue prevails. It is a pure chromatic tone, revealing the inner self of its author. Brilliantly making it bright and vibrant as if painted not by his own hand, rather with Yves Klein’s vibrant and shaped strokes. At a first look, there is a much wide use of colour, but actually this colour resembles the endlessness of a clear sky that gets blue in the very moment before sunset and right after dawn. Vandelli’s Blue is the magic embodiment of abstract atmospheres locked in the abyss of his intuition, which are ready to be brought to light and challenge the Void.

Painting is to him as a sort of parachute. To a careful perception, his creatures are, in truth, flying angels, microcosms of a pictorial magma whispered as a figurative, unprecedented, lyrically abstract representation. We explore this territory of chromatic traits, creative laments, of revealed and disenchanted suggestions reported in the titles as a mysterious presences of evocative and refined narrative value. It is a powerful fusion of symbolic situations of absence and presence, of visionary warnings, of deprived humanity, which in some expressive contexts Vandelli reveals in a playful sneer, as a redemption from Absurdity.

By putting together all the works of art by Marcello Vandelli, what comes to light is the poignant journey of an essential painter who opens his bitter treasure chest. They reveal his double nature of severe persuader and extrovert and surreal enchanter. A heretic daydreamer, who gracefully reveals his nightmares.

Like all of us, he has learned the lessons of life on his own, and still he is able of visually expressing his feelings, that turn into places to define his breath of sailor with no safe harbour. He is a concerned and powerless artist facing the cosmic deception of life. Disenchanted chronicler of Love, Life, Death, War, but also of a Parade with confetti, he could have been born at any time in our history.

Marcello Vandelli is a Maledetto Angelico (1), with a languishing, sly look. He forms visual compositions fused with Dada fragments of unequal chessboards, where each construct highlights its evil innocence, perceived in the reckless territory that fills the space between sarcasm and nihilism. In each visionary context, he expresses essential wisdom in balancing impudence and the secret experimentation, not easy to immediately grasp, of his emotions, passions, fears, repulsions, memories, loves, and perhaps even his hopes.

traduzione di Silvia Tamanini

(1) The title is a wordplay based on Fra Angelico, Italian painter of the Early Renaissance, whose Italian name is Beato Angelico (Blessed Angelic One). To describe his ambivalence, the artist is here defined with the oxymoron Maledetto Angelico (Evil Angelic One).

© 2021 Marcello Vandelli

Theme by Anders Norén