Vandelli Marcello

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DOVE VANNO LE NUVOLE… N.078

Opera n. 078 (anno 2016) – dim. 400×270 tecnica mista

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DOVE VANNO LE NUVOLE… N.078
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  1. Alessandra settembre 2, 2018

    L’uomo anonimo con lo sguardo basso, le spalle incurvate, gravate da un fardello di pensieri insostenibili. Il senso di inautenticità. Di solitudine. Ma c’è un varco… lo stretto pertugio del foro di una porta, che da sola non si apre. Che non può offrire la certezza assoluta di ri-creazione, di salvezza.
    L’uomo allora, in un atto volontaristico apparentemente autolesionistico, si comprime in se stesso, concentrando tutto il proprio dolore in materia inerte ed oscura. E lo oltrepassa.
    Questo sforzo immane determina l’esplosione del male prima concentrato e trattenuto. E l’uomo si sdoppia. E diventa tanti altri, che un tempo erano sé, a testa in giù. Rovesciati. Perché ora l’uomo vede la realtà in una prospettiva altra, diversa, straniante. Gli altri da sé, limitati dal peso della sofferenza, sono capovolti nelle nuvole.
    E l’uomo ritrova se stesso nella meravigliata percezione dell’allontanamento di essi, che si dissolvono come le nuvole, che vengono e vanno nel cielo.
    Una tematica esistenziale forte, questa, che affonda le radici nel Simbolismo europeo di fine XIX – inizi XX secolo e che ha trovato e trova tuttora molteplici riscontri nell’Arte straniera ed italiana.
    La visione del Vandelli non è del tutto rassicurante. L’uomo, a costo di un atto forzoso e disperato, può allontanare da sé quanto grava sulla vita dell’anima, soffocandola. Ma la prospettiva ultima non è quella, ad esempio, di una fusione panica con ogni aspetto del reale e della natura, che innalza vertiginosamente all’identificazione con il Tutto, come ci insegnano, ad esempio, Gabriele D’Annunzio nel Meriggio (Laudi, Alcyone, 1904) o Luigi Pirandello in Uno, nessuno e centomila (1926). Semmai ricorda la vicenda del protagonista di un precedente romanzo pirandelliano, Il fu Mattia Pascal (1904), ove il rinnegare le identità precedentemente “recitate” a se stesso ed alla società induce il soggetto ad un pessimismo conoscitivo radicale. Mattia Pascal, emblema dell’uomo moderno senza certezze, intimamente sdoppiato, è sempre in atto di “vedersi vivere” come riflesso in tanti specchi. Specchi come le nuvole del Vandelli, in cui si sovrappongono incoerentemente personalità sofferenti e contrastanti. Se non avverrà un miracolo, esse non potranno mai trovare dentro l’uomo un punto di accordo. E di armonia.

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